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 COS'E' LA TERAPIA METRONOMICA E QUANDO SI APPLICA

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danielita
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MessaggioTitolo: COS'E' LA TERAPIA METRONOMICA E QUANDO SI APPLICA   Gio 18 Mag 2017, 18:44

Negli ultimi anni è in corso una rivalutazione delle modalità di somministrazione della chemioterapia. Vi sono numerosi studi (ad esempio allo IEO di Milano, ma non solo) nei quali si somministrano i farmaci a piccole dosi continue e ciò sembra efficace non solo in termini di riduzione della tossicità, ma forse anche per il miglioramento degli effetti sulla crescita del tumore.
Questa nuova modalità di somministrazione dei farmaci chemioterapici è denominata “chemioterapia metronomica” che si riferisce alla frequente, talvolta quotidiana, somministrazione di chemioterapici a dosi significativamente al di sotto del MDT (massimo della tolleranza), senza interruzioni tra i vari cicli.
La somministrazione a basse dosi dei farmaci non agisce principalmente con effetto citotossico ma come riduzione della angiogenesi. Infatti diversi autori hanno dimostrato che l’uso di basse dosi croniche di chemioterapia somministrate ad intervalli regolari può inibire l’angiogenesi in modo selettivo agendo sulle cellule endoteliali neoformate e sulle cellule circololanti e midollari proangiogeniche, compresi i progenitori delle cellule endoteliali circololanti.
Questa è anche la ragione per cui è stato coniato il termine ‘chemioterapia angiogenica’ per descrivere questa strategia di trattamento.
Le proprietà anti-angiogeniche della chemioterapia a basse dosi sono state confermate in modelli preclinici che hanno utilizzato l’aggiunta di un secondo farmaco ad azione elettiva sulla parete vascolare, come gli antagonisti del recettore per VEGF.
Bloccare la crescita di questi vasi o danneggiare l’endotelio di rivestimento può rappresentare un modo valido di combattere la crescita tumorale.
A differenza della chemioterapia ad alte dosi, il cui obiettivo principale, è l’eliminazione delle cellule tumorali, l’obiettivo della chemioterapia metronomica sono le cellule endoteliali della rete di vascolarizzazione di un tumore.
In sostanza, i chemioterapici a basse dosi sono usati come agenti anti-angiogenici. I farmaci chemioterapici non si rivolgono specificamente alle cellule tumorali, ma interferiscono con la divisione cellulare, inibendo la replicazione del DNA con differenti modalità. Questi farmaci quindi provocano anche un danno nella normale divisione delle cellule in rapida rigenerazione dei tessuti sani.
Ma se l’effetto di questi farmaci è di impedire la moltiplicazione delle cellule , gli stessi farmaci quindi dovrebbero colpire anche la moltiplicazione delle cellule endoteliali presenti nei vasi sanguigni in crescita che supportano la crescita dei tumori.
L’eliminazione di queste cellule endoteliali, o l’inibizione della loro divisione, presumibilmente comporta un effetto anti angiogenico che dovrebbe impedire la crescita della neoplasia. Inoltre, le cellule endoteliali vascolari del nostro organismo sono geneticamente stabili, a differenza delle cellule del cancro, che sono invece geneticamente instabili cioè capaci di sviluppare forme di resistenza ai farmaci, e ciò fa presumere che la somministrazione dei chemioterapici come anti-angiogenici (in modalità continua ed a piccole dosi) possa dare risultati più duraturi nel tempo.
I farmaci più adoperati in questa ottica di chemioterapia metronomica sono la ciclofosfamide, la vinblastina ed il CPT-11, la mitomicina C, l’etoposide o il metotrexate, ma molti altri sembrano avere tale attitudine (ad esempio i taxani). In futuro possono essere esplorati altri trattamenti clinici come la somministrazione di rubitecan, una camptotecina orale, o studi di combinazione con farmaci chemioterapici già approvati per il cancro colo-rettale come la capecitabina.
Si tratta, quindi, di nuovi studi clinici che sono in corso di sperimentazione in fase II (cioè in fase di sperimentazione farmacologica) -  alla data odierna, con il fine di stabilizzare la malattia il più a lungo possibile e rappresenta uno strumento addizionale in ambito adiuvante o post-adiuvante, in particolare nel tumore triplo negativo oltre che per le pazienti metastatiche che hanno sviluppato resistenza alla chemioterapia tradizionale.  
Fonti: artoi.it - medinews.it - ieo.it
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